Attenzione visuo-spaziale endogena: definizione e sue disfunzioni indotte da diverse patologie neurologiche e variabili cliniche

Claudio Bertolotti, Gabriele De Maio, Martina Cerasetti, Manuela Berlingeri, Gerardo Salvato, Gabriella Bottini

RIASSUNTO: Introduzione. L’attenzione visuo-spaziale può essere guidata da fattori endogeni come i contenuti di memoria; ciò permette di modulare il comportamento di un soggetto in un’ottica adattivo-utilitaristica. Sebbene tale effetto della memoria sull’attenzione visuo-spaziale (Contextual cueing) sia stato largamente indagato nella popolazione sana, ad oggi ne risultano ancora poco chiari i meccanismi neuronali e la caratterizzazione in popolazioni patologiche. La presente revisione si pone l’obiettivo di analizzare in maniera sistematica i dati di letteratura disponibili sull’orientamento dell’attenzione guidato dalla memoria in popolazioni affette da patologie neurologiche. L’ipotesi è che l’eterogeneità delle evidenze sinora disponibili potrebbe essere spiegata dall’effetto di diverse variabili cliniche, in primis tipologia di malattia (degenerativa vs non-degenerativa) e durata di malattia. Metodi. Sono state condotte due ricerche bibliografiche parallele sul motore di ricerca PubMed includendo solamente studi empirici condotti su popolazioni neurologiche che contenessero compiti di Contextual cueing e scritti in lingua inglese. Risultati. 12 articoli hanno rispettato i criteri di inclusione e sono stati inclusi nella presente revisione. Non sono emerse associazioni statisticamente significative tra presenza/assenza del Contextual cueing e, rispettivamente, tipologia di malattia e indice di funzionamento cognitivo globale (test esatto di Fisher, p=1). Non è stato possibile indagare l’associazione con durata di malattia e prestazioni nei diversi domini cognitivi a causa della limitata disponibilità di dati. Discussione. La mancanza di associazione tra Contextual cueing e tipologia di malattia può essere giustificata dalla estrema eterogeneità delle popolazioni cliniche indagate. La limitata disponibilità di dati clinici e la loro significativa eterogeneità non ha reso possibile valutare l’effetto della durata di malattia sul dato comportamentale né una possibile associazione tra Contextual cueing e deficit negli specifici domini cognitivi. La definizione di un protocollo univoco che comprenda un’esaustiva raccolta di dati clinici, sperimentali e neuropsicologici sarebbe quindi auspicabile al fine di meglio comprendere e caratterizzare questa fondamentale funzione cognitiva nelle popolazioni patologiche.