TY  -  JOUR
AU  -  Manni, Raffaele
T1  -  Comorbilità tra epilessia e disturbi del sonno: 
update su prevalenza, quadri clinici e implicazioni terapeutiche
PY  -  2024
Y1  -  2024-07-01
DO  -  10.1727/4355.43441
JO  -  Rivista di Neurologia
JA  -  Riv Neurol
VL  -  1
IS  -  3
SP  -  149
EP  -  155
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  3035-3599
Y2  -  2026/04/23
UR  -  http://dx.doi.org/10.1727/4355.43441
N2  -  La comorbilità tra epilessia e patologie del sonno è stata a lungo poco studiata nonostante l’alto potenziale di reciproca negativa interazione fisiopatologica tra i due ordini di patologie, con le relative conseguenze cliniche. In studi basati su questionari, tale comorbilità è risultata essere doppia nei soggetti con epilessia rispetto ai soggetti di controllo. Tale alto tasso di comorbilità è dovuto in parte a fenomeni di sovrapposizione epidemiologica e alla negativa interazione tra i due ordini di patologie con possibile slatentizzazione e aggravamento reciproci. La comorbilità tra epilessia e apnea ostruttiva nel sonno (OSA) è di recente stata valutata in una metanalisi intorno al 33% (40% negli adulti e 26% nei soggetti in età pediatrica) con i tassi più alti nelle forme di epilessia farmacoresistente. I fattori di rischio per comorbilità epilessia e OSA, strettamente collegati alle due patologie in sé, sono per l’epilessia l’alta frequenza delle crisi, la loro occorrenza in sonno, la politerapia antiepilettica in particolare con farmaci anticrisi di prima generazione e per l’OSA il grado di ipossiemia intermittente in sonno e di frammentazione del pattern di sonno NREM, riduzione del sonno REM e la sonnolenza diurna. Tra i vari questionari per lo screening clinico dell’OSA nel contesto dell’epilessia i questionari SA-SDQ e STOP-BANG sono quelli che risultano più attendibili. Il trattamento dell’OSA con sistema di ventilazione a pressione positiva notturna (CPAP) ha documentato in vari studi la sensibile riduzione della frequenza delle crisi e delle anomalie epilettiformi all’elettroencefalogramma nei soggetti trattati rispetto a quelli non trattati. Se e attraverso quali meccanismi la comorbilità OSA aumenti il rischio di morte improvvisa e inattesa nei pazienti con epilessia non è stato ancora del tutto chiarito. Tassi di prevalenza di insonnia, soprattutto di mantenimento, sono riportati tra il 28,9 e il 51% dei pazienti adulti e tra il 13,1 e il 31% nei soggetti di età pediatrica. Alta frequenza delle crisi, l’occorrenza delle crisi in sonno, le comorbilità psichiatriche, la comorbilità di OSA e di sindrome delle gambe senza riposo (RLS) con o senza associati movimenti periodici degli arti in sonno (PLMs) che, secondo recenti metanalisi, ha una prevalenza media del 14,9% di comorbilità nell’epilessia sono i principali fattori di rischio per insonnia nell’epilessia. Resta incerto se l’insonnia influenzi negativamente il decorso dell’epilessia. In caso di necessità di trattamento è raccomandata come prima opzione la terapia cognitivo comportamentale specifica per insonnia. La comorbilità tra disordini dell’arousal (DOA) ed epilessia è frequente in tutte le forme di epilessia dell’infanzia e dell’adolescenza, con maggior frequenza nell’epilessia del lobo temporale e frontale. Nell’epilessia frontale notturna riclassificata e denominata successivamente come sleep hypermotor epilepsy (SHE), è stato documentato un tasso di comorbilità di DOA del 34% nei pazienti e del 39% nei loro familiari. La presenza di un cosi alto tasso di comorbilità rende ancora più ardua la diagnosi differenziale tra episodi di DOA e crisi, già di per sé problematica a causa delle similarità semeiologiche tra alcune manifestazioni critiche della SHE e dei DOA e la possibilità di EEG di superficie intercritico e critico con caratteri di normalità nella SHE. È segnalato in letteratura che episodicamente in soggetti di età adulta o avanzata con epilessia focale può verificarsi comorbilità tra epilessia e REM behaviour disorder (RBD), anche in questo caso con problemi di diagnosi differenziale. Nonostante l’uso di scale ad hoc, quali la scala FLEP e di algoritmi basati su riprese solo video, la diagnosi differenziale di certezza tra DOA, RBD e crisi epilettiche notturne temporali e frontali è affidata, per una diagnosi di certezza, alle registrazioni video-EEG-polisonnografiche notturne.
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