TY  -  JOUR
AU  -  Malvaso, Antonio
AU  -  Marchioni, Enrico
AU  -  a nome dell’Istituto Virtuale Nazionale di Neurooncologia (Rete IRCSS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione)
T1  -  Tossicità neurologiche di alto grado da inibitori del checkpoint immunitario: focus sul trattamento delle forme refrattarie alla terapia corticosteroidea
PY  -  2024
Y1  -  2024-07-01
DO  -  10.1727/4355.43442
JO  -  Rivista di Neurologia
JA  -  Riv Neurol
VL  -  1
IS  -  3
SP  -  156
EP  -  165
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  3035-3599
Y2  -  2026/06/22
UR  -  http://dx.doi.org/10.1727/4355.43442
N2  -  Introduzione. Gli eventi avversi neurologici correlati alla terapia con inibitori del checkpoint immunitario (irAEs) sono circostanze rare. Tipicamente, gli irAEs colpiscono il sistema nervoso periferico, presentandosi principalmente come miosite, poliradicoloneuropatia e/o neuropatia dei nervi cranici. Meno comunemente, colpiscono il sistema nervoso centrale, provocando encefalite, meningite e/o mielite. La gestione e il riconoscimento degli irAEs di alto grado rimangono impegnativi, considerando il rischio di mortalità e disabilità a lungo termine elevati. Ad oggi mancano dati scientifici solidi per supportare la gestione delle forme cliniche di irAEs ad alto grado. Materiali e metodi. In questa rassegna riportiamo i dati più recenti in merito all’argomento e sistematicamente analizziamo i dati relativi alle forme cliniche resistenti allo steroide. Risultati. Le attuali raccomandazioni consigliano di interrompere l’uso degli inibitori del checkpoint immunitario, iniziando il trattamento con corticosteroidi. La nostra rassegna ha evidenziato che negli irAEs resistenti agli steroidi si dovrebbe raccomandare di passare rapidamente a terapie di fase acuta come plasmaferesi (PLEX) e/o immunoglobuline per via endovenosa (IVIg), solitamente in associazione con altri immunosoppressori a seconda delle forme cliniche. Inoltre, prove scientifiche più recenti supportano l’uso di farmaci che possono bloccare specificamente l’infiammazione senza ridurre l’effetto antitumorale degli inibitori del checkpoint immunitario. Conclusioni. Pertanto, in questo articolo si forniscono nuove prove riguardanti l’approccio terapeutico degli irAEs di alto grado, in particolare nei casi resistenti agli steroidi, e si sottolinea l’importanza di informare la comunità scientifica sulla discrepanza tra le attuali linee guida e le evidenze cliniche in queste rare forme di patologia.
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