TY  -  JOUR
AU  -  Macellari, Roberto
T1  -  Fragranze d’Etruria: i profumi nella vita quotidiana, nei riti funebri, nei culti degli Etruschi
PY  -  2025
Y1  -  2025-04-01
DO  -  10.1727/4505.45061
JO  -  Rivista di Neurologia
JA  -  Riv Neurol
VL  -  2
IS  -  2
SP  -  83
EP  -  88
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  3035-3599
Y2  -  2026/05/19
UR  -  http://dx.doi.org/10.1727/4505.45061
N2  -  Sono poche le analisi dei rari contenuti dei vasi per profumi che ci sono pervenuti dal mondo etrusco. Grazie ad esse si evidenzia un uso pressoché esclusivo di sostanze vegetali. Il tema dei profumi presso gli Etruschi deve pertanto appoggiarsi sul corpus delle testimonianze archeologiche, che sono assai numerose. Si tratta di portaprofumi ed incensieri, che è possibile mettere in relazione con l’unica fonte letteraria che illustri questa materia, il trattato “De odoribus” di Teofrasto, filosofo e botanico greco del IV-III secolo a.C. I Tirreni vi sono definiti come “pharmakopoioi”, ovvero produttori di medicinali, comprensivi dei cosmetici. La produzione di oli, resine e aromi in Etruria si integra con una ingente importazione dalle coste del Mediterraneo orientale, testimoniata dai portaprofumi restituiti specie da contesti funerari a partire dal VII secolo a.C. Si tratta di “aryballoi” e “alabastra”, prodotti a Corinto e nelle città greche dell’Asia Minore, cui non tardarono ad aggiungersi gli unguentari (“lekythoi”) di Atene, e i vasetti in vetro dalle isole dell’Egeo orientale, ma anche “alabastra” in alabastro dall’Egitto. Le figurazioni, soprattutto su specchi in bronzo, mostrano l’uso dei profumi nella cosmesi quotidiana, come l’impiego di bastoncini per prelevare dai contenitori piccole dosi di oli destinati alle chiome delle “dominae”. Molto diffuse erano anche l’unzione e profumazione delle salme per rallentarne la corruzione, e l’unzione degli atleti prima delle gare. Un capitolo a parte riguarda l’uso di resine esotiche per alimentare gli incensieri nei riti religiosi e nelle cerimonie funebri. Se ne ricava lo stretto rapporto dei profumi con la ricerca di un rapporto diretto con il divino da parte degli Etruschi, che gli antichi consideravano “il più religioso” dei popoli.
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