TY  -  JOUR
AU  -  Ciro Alberto Fasolino
AU  -  Andrighetti, Marco
AU  -  Amisano, Paolo
AU  -  Pascariello, Angela
AU  -  Barrile, Elena
AU  -  Ciacciarelli, Antonio
AU  -  Falcou, Anne
AU  -  Manuela De Michele
AU  -  Nicolini, Ettore
AU  -  Toni, Danilo
T1  -  Percorso diagnostico-terapeutico dell’ictus ischemico: dalla fisiopatologia alle strategie di rivascolarizzazione farmacologica e interventistica
PY  -  2026
Y1  -  2026-01-01
DO  -  10.1727/4680.46940
JO  -  Rivista di Neurologia
JA  -  Riv Neurol
VL  -  3
IS  -  1
SP  -  18
EP  -  44
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  3035-3599
Y2  -  2026/04/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1727/4680.46940
N2  -  L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali cause di morte e disabilità a livello globale, con un carico epidemiologico in crescita nonostante la riduzione dei tassi di incidenza e mortalità, per effetto dell’invecchiamento della popolazione e della diffusione dei fattori di rischio cardiovascolare, prevalentemente nei Paesi a basso e medio reddito, rendendo prioritario il controllo dei fattori di rischio modificabili. L’ictus ischemico è causato da una riduzione critica del flusso ematico cerebrale, che interrompe l’apporto di ossigeno e substrati energetici a un tessuto ad elevato fabbisogno metabolico e con limitate riserve energetiche. La riduzione del flusso attiva una cascata di eventi cellulari caratterizzata da fallimento energetico, rilascio di glutammato, sovraccarico di calcio, disfunzione mitocondriale e stress ossidativo, che conducono a danno e morte cellulare. L’efficienza del circolo collaterale e la rapidità della riperfusione determinano il destino di quest’ultima, e le tecniche di neuroimaging avanzato consentono oggi di stimarne l’estensione, orientando verso un approccio terapeutico tissue-based piuttosto che esclusivamente time-based. Sul piano eziopatogenetico, le cause principali includono la malattia dei piccoli vasi, l’aterosclerosi dei grossi vasi e l’ictus cardioembolico, frequentemente associato a fibrillazione atriale; una quota rilevante rimane senza eziologia definita, inquadrabile nel concetto di ESUS, dopo un work-up diagnostico completo. Le terapie di riperfusione hanno profondamente modificato la prognosi dell’ictus ischemico acuto. Il paradigma “time is brain” rimane centrale, ma è oggi affiancato da una selezione guidata dal profilo tissutale, che estende le finestre terapeutiche tradizionali tenendo conto dell’entità del circolo collaterale, della sede dell’occlusione e della riserva microvascolare. Tra i principali sviluppi del periodo 2024-2026 si segnalano il consolidamento del tenecteplase come trombolitico endovenoso di riferimento, l’estensione della trombectomia meccanica ai pazienti con large core ischemico e la revisione critica del trattamento endovascolare nelle occlusioni distali e di medio calibro, oltre a un crescente interesse per le strategie adiuvanti post-trombectomia, tra cui la trombolisi intra-arteriosa, volte a ottimizzare la riperfusione tissutale nonostante la ricanalizzazione angiografica.
ER  -   
